giovedì 25 aprile 2013

Tortino di nocciole dal cuore cremoso al gianduia



Sarei curiosa di sapere quanti sono gli italiani che sono entusiasti di Amsterdam in quanto città sull'acqua ma non hanno mai visitato a dovere Venezia...giusto per fare un esempio. In Italia è concentrata una percentuale elevatissima di tutto il patrimonio artistico mondiale. Dai reperti preistorici all'arte moderna: tutte le epoche storiche hanno lasciato tracce consistenti del loro passaggio. Dal borgo più piccolo alla grande città: ovunque ci sono vestigia importanti. Eppure gli italiani visitano per lo più le città straniere. Ho girato molto l'Italia con la mia famiglia ed è stato subito amore grande. Durante gli anni dell'università e per parecchi dopo ho viaggiato in Europa: da ogni viaggio tornavo rafforzata nell'amore per l'Italia. Ed orgogliosa di esserci nata e di viverci. Da alcuni anni ho ripreso a visitare il nostro Paese. Proprio un anno fa, in occasione del ponte del primo maggio, sono stata a Torino e ho scoperto una città ingiustamente sottovalutata. La dimensione della provincia è quella che più mi si addice. Ma se proprio dovessi vivere in una grande città...beh...a Torino non starei per niente male. Anzi. In primis perché è circondata dalle Alpi che si possono ammirare in tutto il loro splendore dal colle dei Cappuccini. Ed io amo le montagne alla follia e vado in crisi di astinenza se sto per troppo tempo (tipo...due o tre settimane, per intenderci) senza vedere le cime. E poi perché Torino ha un che di...parigino. 

Panorama dalla sommità della Mole Antonelliana

Il primo parlamento sabaudo




cancellata del teatro Regio





la reggia di Venaria




Nel ristorante La via del sale, selezionato da Slow Food abbiamo gustato un fantastico tortino alle nocciole con interno liquido al gianduia. Non ho neanche provato a chiedere la ricetta (avete mai trovato un ristoratore o un pasticcere che vi sganci i suoi segreti ?!?!) ma rispolverando le mie dispense dei corsi alla Boscolo Etoile Academy ho ribilanciato la ricetta dell'ormai famoso tortino dal cuore vivo, così famoso che anche una nota marca ha messo in commercio la versione in busta per gli sfaticati. Da Torino avevo portato a casa le nocciole ed i gianduiotti. La ricetta che vi propongo l'ho realizzata un anno fa, al ritorno dal viaggio e poi è rimasta nel cassetto...a far compagnia ad altre che aspettano di arrivare sullo schermo. Purtroppo mi sono scordata di appuntare il numero dei tortini che escono con queste dosi.
Generalmente le ricette che girano in rete prevedono un unico composto, nel quale è presente la farina, che viene dapprima congelato e poi cotto, quel tanto che serve a mantenere il cuore liquido. Questa procedura però non è propriamente corretta perché una parte della farina, cioè quella del cuore, non viene cotta. La ricetta che segue è un assemblaggio di due composti, di cui quello interno è una ganache al quale viene addizionato il glucosio per impedire l'ebollizione del cuore con la cottura in forno.

Ingredienti:

Per il tortino
200 g di uova intere (4 medie)
140 g di zucchero semolato
160 g di burro
160 g di cioccolato gianduia
70 g di farina
30 g di nocciole ridotte in polvere
35 g di fecola di patate

Per il cuore cremoso:

110 g di cioccolato gianduia
40 g di panna fresca 35 % di grassi
30 g di sciroppo di glucosio

Preparare il cuore cremoso:

Portare la panna a bollore, togliere dal fuoco e versare sul cioccolato precedentemente sminuzzato (la panna va versata 1/3 alla volta e mescolando con una spatola a partire dal centro). Da ultimo unire il glucosio. Versare negli appositi stampi in silicone e congelare.
Preparare il tortino
Montare le uova con lo zucchero. In un tegamino a parte (meglio se a bagnomaria) fare fondere il burro ed il cioccolato ed incorporarli, mescolando delicatamente a mano con una spatola, alla montata di uova. Setacciare le farine ed aggiungerle, sempre mescolando delicatamente a mano, al composto precedente.
Versare l'impasto negli stampini precedentemente imburrati, inserire la ganache precedentemente congelata e congelare il tutto.
Cuocere in forno preriscaldato a 180 °C per 18/20 minuti.
Servire tiepidi.

lunedì 22 aprile 2013

La torta bianca di Carl


"Ora, il cucinare è imperniato sul gusto personale: aggiungi un pizzico in più di questo o quello finché ottieni il sapore desiderato. La pasticceria, però, è diversa. Devi assicurarti che alcune combinazioni siano esatte". Prese le uova e divise i tuorli dagli albumi, tenendoli separati in due ciotoline blu.
"Essenzialmente, una torta è il realtà una delicata equazione chimica:un equilibrio tra aria e struttura. Data alla vostra torta troppa struttura e diventa dura.. Troppa aria e si spacca letteralmente".
(:...) Trasferì il burro nella ciotola del mixer e accese l'apparecchio; le spatole cominciarono a lavorare i morbidi rettangoli gialli. Piano piano, in una cascata di bianco incredibilmente sottile, vi fece cadere lo zucchero.
"E' così che si inserisce aria in una torta", commentò sovrastando l'apparecchio. "Quando ancora non esisteva il mixer, ci voleva davvero un sacco di tempo. Ogni bolla d'aria presente nell'impasto scaturiva dal braccio di qualcuno. Ora invece dobbiamo solo resistere all'impulso di procedere più in fretta aumentando la velocità del mixer. Ma, se lo fate, all'impasto non piacerà": La cascata di zucchero terminò e Lilian rimase ferma in paziente attesa, osservando l'apparecchio.
Le spatole continuarono a roteare all'interno della ciotola e la classe osservò l'immagine nello specchio sopra il piano di lavoro, in trance, mentre lo zucchero incontrava il burro e vi si amalgamava, ognuno dei due che traeva colore e consistenza dall'altro, espandendosi, ammorbidendosi, sollevandosi in seriche onde lungo i lati del contenitore. Passarono alcuni minuti, e Lilian continuava ad aspettare. Infine, quando burro e zucchero sfoggiarono finalmente la consistenza da nube tipica della panna montata, spense il motore.
(...) "Quindi ora aggiungiamo i tuorli, poco per volta, lasciando che l'aria si formi anche al loro interno". Il mixer ricominciò le sue rotazioni mentre i rossi d'uovo si amalgamavano con il composto di burro e zucchero, rendendolo più scuro, molle e scintillante.
(...) "Ora è tempo di aggiungere la farina". Lilian scoperchiò il barattolo. "Per come la vedo io", commentò, estraendone una cucchiaiata e lasciandola cadere attraverso il setaccio, in una svolazzante e tenue nevicata, nella grossa tazza graduala, "la farina è come certi personaggi cinematografici, molto più sexy di quanto sembrino all'inizio. Insomma, siate sinceri, quando vi spartite i compiti in cucina chi mai vuole occuparsi della farina ? Il burro è di gran lunga più attraente. Ma in realtà è proprio la farina a tenere insieme una torta".
Cominciò ad aggiungerne un po' all'impasto, facendola seguire dal latte.
"C'è un trucco però", dichiarò mentre ne versava ancora un po', a dosi alternate, terminando con un'ultima manciata di farina. "Se mescolate troppo a lungo la farina con gli altri ingredienti otterrete una torta piatta, dura. Ma se invece stata attenti, avrete una torta seducente come un sussurro nell'orecchio.
"E ora un ultimo passo", disse. Montò gli albumi, aggiungendo giusto un pizzico di zucchero alla fine, mentre la classe guardava la spuma trasformarsi in picchi prima soffici e poi turgidi. A questo punto Lilian incorporò all'impasto la schiumose nubi, un terzo alla volta. Alzò gli occhi per fissare gli allievi. "Tenete sempre un pizzico di magia per la fine".
(...) Lilian estrasse le teglie dal forno e le posò sulle gratelle allineate sul piano di lavoro. I futuri strati della torta si levavano, perfettamente livellati e lisci, dalle teglie; il profumo, venato di vaniglia, si diffuse nella stanza in soffici ondate, riempiendo lo spazio con sussurri di altre cucine, di altri amori.
(...) "Perfetto", disse. "Mentre si raffreddano possiamo occuparci della glassa".
Si interruppe raccogliendo le idee.
"Quando stavamo preparando il corpo della torta", cominciò a spiegare, "lo scopo primario era mantenere il delicato equilibrio tra aria e struttura. Ora stiamo per abbinare torta e glassa ed è il contrasto ad essere importante, a essere ciò che vi indurrà a dare il secondo morso, poi il successivo. Ecco perché una torta bianca è particolarmente difficile. Non possiamo trarre il nostro contrasto dal gusto, non in maniera ovvia. (...) Una torta bianca è l'esatto contrario di fuochi d'artificio e fanfara: è davvero sottile la differenza di consistenza tra torta e glassa, quando ti attraversano la lingua. E' un po' più difficile da portare a termine ma devo dire che quando riesce è davvero sublime".
(....) Gli allievi erano amichevolmente assiepati attorno al piano di lavoro ligneo, nel tentativo di portarsi forchettate di torta alla bocca senza cederne nemmeno una briciola al pavimento. La glassa era una densa crema al burro, ricca come un abito di satin posato sulla consistenza compatta e fragile del dolce. Ad ogni boccone la torta si scioglieva per prima, seguita dalla glassa, in rapida successione, come amanti che crollino sul letto.
(da "La scuola degli ingredienti segreti" di Erica Bauermeister, Garzanti edizioni)

Ingredienti per la torta (da 22 cm di diametro)

500 g di farina
170 g di burro a temperatura ambiente
280 g di zucchero semolato
200 ml di latte intero
3 tuorli d'uovo
4 albumi d'uovo
1 bustina di lievito
mezzo cucchiaino di sale

Per la glassa:

220 g di burro a temperatura ambiente
500 g di zucchero a velo
50 ml di latte
50 ml di panna

Scaldare il forno a 180 °C

Imburrare ed infarinare la teglia
Setacciare la farina con il lievito ed il sale e tenerla da parte.
Montare il burro con 250 g di zucchero fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso (il burro non va semplicemente mescolato, bensì montato a lungo).
Unire i tuorli d'uovo a filo (in modo che vengano immediatamente assorbiti dall'impasto).
Aggiungere, mescolando delicatamente a mano con una spatola, la farina ed il latte, a piccole dosi ed alternandoli.
A parte montare gli albumi con i restanti 30 g di zucchero finché non si ottiene un composto gonfio ma non fioccato.
Incorporarli, sempre mescolando delicatamente a mano, al resto dell'impasto.
Distribuire nella teglia e cuocere per 40 - 45 minuti finchè alla prova stuzzicadenti risulterà asciutta.

Preparare la glassa.

Montare il burro con lo zucchero a velo fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso.
Aggiungere gradualmente la panna ed il latte.

Tagliare longitudinalmente la torta in modo da ottenere tre dischi identici e guarnire la torta stendendo la glassa tra uno strato e l'altro e sulla sommità.

Le dosi indicate nel libro per la glassa non sono state sufficienti per cui ho coperto la superficie con della semplice panna montata con un po' di zucchero.

venerdì 19 aprile 2013

Tartellette al lime e limone



Ci sono persone che hanno una sviluppata memoria olfattiva. Io non sono tra queste.
Ci sono persone - ho un amico di tal fatta - che, semplicemente annusando un dolce, ma anche un piatto qualsiasi, sono in grado di riconoscere senza sforzo alcuno tutti gli ingredienti che lo compongono, anche quelli presenti in percentuali minime. Io non ho questa abilità, purtroppo.
Di me si potrebbe tranquillamente dire che ho il naso...per sostenere gli occhiali !
Ma sono sensibile ai sentori che non gradisco e a quelli che mi corrispondono, al punto da concentrare su di essi tutta l'attenzione del momento.
Martedì sono andata in un vivaio per acquistare alcune piante. Ho avvistato le azalee e ho punto dritta verso di loro. Scansando tre piante di limone cariche di fiori e frutta mi sono bloccata all'istante perchè sono stata avvolta all'improvviso dal profumo intensissimo dei fiori. Avete mai annusato i fiori di una pianta di limone ? Beh...fatelo ! Sono dolci al punto da stordire. Talmente dolci che al frutto lascian solo l'aspro.

Da "In cucina con Bill", edizioni Luxury books

Per la pasta frolla
250 g di farina 00
125 g di zucchero a velo setacciato
180 g di burro freddo a cubetti
60 ml di acqua ghiacciata
un pizzico di sale

Per il ripieno

4 uova
170 g di zucchero semolato
125 ml di panna
80 ml di succo di limone
80 ml di succo di lime

Per la decorazione (mia aggiunta)

la buccia di tre lime tagliata sottilmente (senza la parte bianca che è amara)
100 g di acqua 
50 g di zucchero semolato

Preparare la pasta frolla

Mescolare in una ciotola la farina setacciata con lo zucchero a velo ed il sale. Lavorare con la punta delle dita il burro con gli altri ingredienti fino ad ottenete un composto in briciole. Aggiungere l'acqua ed impastare per formare un composto omogeneo. Dare la forma del panetto, avvolgere nella pellicola e lasciare riposare in frigo fino a completo raffreddamento.
Nel frattempo preparare il ripieno
Lavorare le uova e lo zucchero in una ciotola fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere la panna ed i succhi di lime e limone e amalgamare per ottenere un composto omogeneo.
Stendere la pasta ad uno spessore di 4 mm, tagliarla con un coppapasta e versare nei gusci di frolla il ripieno.
Cuocere in forno preriscaldato a 180 °C per 30 minuti
Preparare le zeste candite facendo bollire l'acqua, lo zucchero e le bucce fino ad ottenere uno sciroppo denso.

Printfriendly