Natale con i tuoi e Pasqua...no...non con chi vuoi, come recita il proverbio, ma con il coronavirus. Pasqua e Pasquetta 2020 non le dimenticheremo mai. Uniche e, si spera, irripetibili. Ed eguali per tutti, tutt'al più con piccole variazioni. Sole, cielo blu, persino qui in pianura padana, e 26 gradi. Da maniche corte e finestre spalancate. Poteva andare peggio: se fosse piovuto per esempio. Almeno qualcuno si sarà goduto il pranzo in giardino o sul terrazzo.
Fin dove risale a ritroso la mia memoria, non ricordo un pranzo di Pasqua seduta a tavola. Men che meno la Pasquetta, usualmente dedicata al pic-nic in collina con gli amici. Preceduta dalla messa del Sabato Santo, la Pasqua era l'occasione per un'escursione ad anello di vari chilometri sui colli berici, con anche i miei arzilli genitori ottantenni e la famiglia di mio fratello. Con tanto di panini e golosità varie portate a spalla negli zaini e di plaid sul quale stenderci. Faceva seguito la cena a casa di mia mamma, rigorosamente a base di agnello e capretto, accompagnati dalla polenta (sia mai che i veneti se ne privino !). Non mancava mai la pastiera home made e, negli ultimi anni, pure la colomba home madre. Prima: di pasticceria. La cena finiva immancabilmente con la rottura delle numerose uova di Pasqua che ricevevano i miei nipoti, bramosi di cercare la sorpresa ed incuranti del cioccolato che veniva invece sbocconcellato dagli adulti.
E questi sarebbero stati i programmi anche per quest'anno. Ma già dopo il secondo decreto ministeriale di fine febbraio, ho intuito che piega avrebbe preso la faccenda e ho abbandonato ogni illusione pasquale. La mia mamma però - che abita nel mio condominio due piani sopra al mio - sa che io tengo tantissimo al capretto e all'agnello cucinati da lei e così ha esaudito il mio desiderio. Non a cena, ma a pranzo. Non abbiamo mangiato con i miei perchè io esco di casa per lavoro e preferisco, per proteggerli, mantenere la distanza fisica di sicurezza. Quindi ognuno a casa propria. Tavola apparecchiata bene, con anche un vasetto di pratoline raccolte nel giardino condominiale. Finestre spalancate e sole che ci ha regalato i suoi raggi di luce sulla tavola. Ed il silenzio a tenerci compagnia. Nei giorni lavorativi di questa quarantena qualche auto che passa per la strada - generalmente abbastanza trafficata - solitamente c'è, ma a Pasqua nessuna. Silenzio assoluto. Niente rumori molesti. Niente voci. Quiete silenziosa e densa. Dono prezioso ed irripetibile di questa Pasqua in quarantena.
Fin dove risale a ritroso la mia memoria, non ricordo un pranzo di Pasqua seduta a tavola. Men che meno la Pasquetta, usualmente dedicata al pic-nic in collina con gli amici. Preceduta dalla messa del Sabato Santo, la Pasqua era l'occasione per un'escursione ad anello di vari chilometri sui colli berici, con anche i miei arzilli genitori ottantenni e la famiglia di mio fratello. Con tanto di panini e golosità varie portate a spalla negli zaini e di plaid sul quale stenderci. Faceva seguito la cena a casa di mia mamma, rigorosamente a base di agnello e capretto, accompagnati dalla polenta (sia mai che i veneti se ne privino !). Non mancava mai la pastiera home made e, negli ultimi anni, pure la colomba home madre. Prima: di pasticceria. La cena finiva immancabilmente con la rottura delle numerose uova di Pasqua che ricevevano i miei nipoti, bramosi di cercare la sorpresa ed incuranti del cioccolato che veniva invece sbocconcellato dagli adulti.
E questi sarebbero stati i programmi anche per quest'anno. Ma già dopo il secondo decreto ministeriale di fine febbraio, ho intuito che piega avrebbe preso la faccenda e ho abbandonato ogni illusione pasquale. La mia mamma però - che abita nel mio condominio due piani sopra al mio - sa che io tengo tantissimo al capretto e all'agnello cucinati da lei e così ha esaudito il mio desiderio. Non a cena, ma a pranzo. Non abbiamo mangiato con i miei perchè io esco di casa per lavoro e preferisco, per proteggerli, mantenere la distanza fisica di sicurezza. Quindi ognuno a casa propria. Tavola apparecchiata bene, con anche un vasetto di pratoline raccolte nel giardino condominiale. Finestre spalancate e sole che ci ha regalato i suoi raggi di luce sulla tavola. Ed il silenzio a tenerci compagnia. Nei giorni lavorativi di questa quarantena qualche auto che passa per la strada - generalmente abbastanza trafficata - solitamente c'è, ma a Pasqua nessuna. Silenzio assoluto. Niente rumori molesti. Niente voci. Quiete silenziosa e densa. Dono prezioso ed irripetibile di questa Pasqua in quarantena.


